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Accertamenti fiscali a tappeto |
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giovedì 12 novembre 2009 |
Nel mirino le imprese di autoriparazione comunque congrue rispetto agli studi di settore
Pagare le tasse è un dovere civico che dovrebbe garantire, in un Paese civile, il mantenimento di servizi essenziali per la collettività (strade, sanità, trasporto, sicurezza, etc…): la nostra Carta Costituzionale afferma che il concorso al pagamento delle spese deve avvenire in base alla capacità contributiva di ciascun contribuente.
L'evoluzione del nostro sistema fiscale ha conosciuto nel tempo l'avvicendarsi di numerosi strumenti di accertamento della "fedeltà" fiscale dei contribuenti. Fra questi ricordiamo gli ormai famosi e "consolidati" Studi di Settore, costruiti anche con il supporto delle Associazioni di Categoria e degli Ordini Professionali. Gli Studi di Settore - lungi dal determinare con precisione scientifica l'esatto reddito dei contributi soggetti - rappresentano, comunque, per le imprese uno strumento di indirizzo e di riferimento, mentre per l'Amministrazione Finanziaria rappresentano ad oggi il principale strumento di accertamento.
Nella Provincia di Savona è in uso da qualche anno a questa parte l'individuazione da parte della competente Agenzia delle Entrate di una categoria di artigiani da sottoporre a controlli. Quest'anno è toccato alla categoria degli Autoriparatori e delle Autocarrozzerie, relativamente al periodo di imposta 2005.
Premesso che è nel potere dell'Amministrazione Finanziaria eseguire ulteriori accertamenti al di fuori degli Studi di settore, ciò che colpisce - nel merito - è la metodologia di tali accertamenti, che rappresenta, in fin dei conti, una sorta di "doppione" degli accertamenti analitico-induttivi già effettuati automaticamente con l'applicazione dello Studio di Settore.
A questo punto ci si chiede quale sia l'utilità degli stessi Studi, visto che l'Agenzia delle Entrate, sulla base del solo esame delle fatture di acquisto e di vendita combinate con una teorica operatività - stabilita a tavolino dalla stessa Amministrazione Finanziaria - del personale dipendente e non dipendente riesca ad individuare livelli di ricavi ancora superiori rispetto a quelli risultanti dall'applicazione degli stessi Studi di Settore.
Si badi bene: noi non vogliamo proteggere gli evasori e ribadiamo che pagare le tasse in maniera equa sia un dovere di tutti noi, ma certamente atteggiamenti di questo tipo non ci possono che lasciare perplessi, come perplessi ci lascia il metodo con il quale gli accertamenti vengono effettuati. Innanzitutto non si può attribuire indifferentemente ad ogni dipendente un'operatività pari al 100% delle ore retribuite: sarebbe ottimale da un lato essere sempre oberati di lavoro e dall'altro poter disporre di dipendenti "robot" che lavorano a ritmo incessante! Ma la realtà non è così: i nostri operai, naturalmente, sono uomini con i loro bisogni e le loro necessità (pause legate a necessità contingenti, famigliari, etc...) senza contare che in officina esistono anche lavori da fare (pulire, riordinare gli attrezzi, cambiarsi, etc...) che non possono essere considerati tempi di lavoro produttivo in senso stretto.
È vero che queste cose potranno essere sostenute nel momento del contraddittorio, ma occorrerà - in quella sede - che si presti la dovuta attenzione alle nostre ragioni per far sì che non prevalga la semplice necessità di fare cassa a discapito di un corretto rapporto fisco-utente.
Chiediamo a tutte le Autorità Competenti ascolto e comprensione verso l'attività di chi, comunque, opera nella correttezza e nel rispetto di tutte le normative di tipo fiscale, ambientale e di sicurezza che regolano il nostro delicato settore.
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